DRM, c’è chi lo chiama C.R.A.P.
in restrizioni |In questo filmato, David Berlind, Executive Editor di ZDNET, spiega con concetti piuttosto semplici la sua definizione di DRM, dando a questo sistema il nome di C.R.A.P.
CRAP sta per Content, Restriction, Annulment, and Protection.
In sostanza, dopo una definizione, a grandi linee, di cosa vuol dire DRM (CRAP in questo caso), si illustra senza tanti fronzoli come funzionano i dispositivi che ne fanno uso.
Attraverso dei semplici diagrammi si evidenziano i diversi tipi di blocchi installati dalle case produttrici, basti pensare all’iPod che consente ad esempio di caricare i files MP3 solo da iTunes, o alla famosa storia del rootkit SONY, un piccolo software nascosto che avrebbe dovuto impedire la copia e la diffusione “non protetta” di musica e contenuti digitali.
Nei dispositivi che fanno uso di DRM l’obiettivo è quello di non rendere fruibile, al di fuori del proprio “marchio”, i contenuti digitali, negando di fatto all’utente la cosiddetta interoperabilità, ossia la possibilità di utilizzare lo stesso contenuto digitale su qualunque dispositivo in grado di “leggerlo”.
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postato da: eyeonweb

















