Pensate ad una celeberrima organizzazione che si occupa di contrastare il file sharing non autorizzato, e il P2P.
Pensate che questa organizzazione ha utilizzato metodi discutibili, senza tenere minimamente conto della privacy degli utenti.
Questa organizzazione si chiama MediaDefender.
MediaDefender fa quel “lavoro sporco” che sta dietro ad organizzazioni quali ad esempio la RIAA, e la MPAA, per conto delle quali si occupa di “monitorare” l’attività degli utenti che utilizzano network di file sharing e reti di P2P.
A quanto pare, questa attività di “monitoraggio” viene svolta attraverso tecniche non lecite, o comunque invasive e lesive della privacy degli utenti stessi.
Ora è possibile conoscere tutti i dettagli su strategie, tecniche, operazioni, adottate da MediaDefender per combattere il file sharing, attraverso la consultazione di 700 MB di email interne, scaricabili su torrent, in cui si possono leggere ben 9 mesi di conversazioni attraverso cui venivano prese le decisioni.
Il leak è insomma un vero e proprio vaso di Pandora del contrasto al P2P, in cui vengono indicati gli indirizzi IP dei sistemi che tracciano gli utenti facendosi passare però come condivisori qualsiasi, i contenuti fasulli introdotti in rete per scoraggiare il download, i numeri di cellulare e i contatti di posta dei dirigenti di MediaDefender, i retroscena dei fatti di cronaca informatica in cui la società è stata coinvolta e le modifiche alle voci di Wikipedia connesse ai suoi affari, nonché i siti “esca” ad essa riconducibili.
Sicuramente nei prossimi giorni ne vedremo delle belle…
Stay tuned!
[news da P.I.]
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