14 Dicembre 2007

Segreti del marketing Apple

Che quei marpioni del marketing, di casa Apple, sappiano fare bene il loro mestiere, è cosa nota.

Qualche tempo fa, Steve Chazin (Former Apple Marketing Executive), ha pensato bene di rendere pubblici 5 segreti della “migliore macchina di marketing” del mondo, cioè Apple.

marketing_apple.gif

Da qui potete scaricare l’ e-book (in pdf) e stupirvi con gli effetti speciali.

Il buon Steve ci dice inoltre che, chi fosse interessato a carpire gli altri millemila segreti Apple, non ha che da chiedere.

Approfondimenti, su MarketingApple

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11 Dicembre 2007

Press play on tape

In questi giorni si festeggiano i 25 anni dell’uscita del Commodore 64.

E’ stato il mio primo “computer”. E il primo amore non si scorda mai.

Non voglio fare il tipo nostalgico, anche se i ricordi sono tantissimi, le sensazioni, le sfide con i piccoli amici dell’epoca, sembrano essere avvenute soltanto ieri mattina.

Si potrebbero riempire intere pagine per descrivere l’esperienza del Commodore 64… semplicemente un mito.

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7 Dicembre 2007

Born to ?

 

Che fine ha fatto Zune?

 

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6 Dicembre 2007

A proposito di “contest”… Ecco quello per web designer

Nuovi “contest” fioriscono ogni giorno. Se ne ha notizia navigando per la blogopalla, e del resto è facile imbattersi in uno dei 3578 links che li segnalano, per parteciparvi.

Uno dei più recenti, proveniente da oltreoceano, è quello organizzato da Lunarpages.
Dedicato principalmente ai designer di temi Wordpress (e ai web designer in generale), ma accessibile comunque a tutti, il contest mette in palio:

Primo premio: 1000 $ in contanti + 5 anni di hosting gratuito del loro servizio Basic Plan.

Secondo premio: 300 $ in contanti + 3 anni di hosting gratuito

Terzo premio: 100 $ in contanti + 1 anno di hosting gratuito

Qui trovate il post informativo, e qui la pagina di regolamento e iscrizione.

Ho voluto segnalarlo in quanto mi piacerebbe valutare le differenze tra questo genere di iniziative, provenienti dagli States, e i contest nostrani, che anche ultimamente hanno sollevato non poche polemiche.

Oltretutto, in Italia abbiamo degli ottimi designer. Metti che a qualcuno venga voglia di partecipare…

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9 Ottobre 2007

Free software, didattica, sviluppo. Quando in Italia?

A partire da marzo 2008, in tutte le scuole secondarie indiane, sarà adottato obbligatoriamente software open source.
Si, in India.
Chi ha lavorato (e lavora) nel campo dello sviluppo software e della programmazione, sa bene che in realtà l’India è una delle principali nazioni produttrici di software al mondo, e tra l’altro è particolarmente sensibile allo sviluppo di prodotti open source.

Già, scuola e open source.
Il software a codice aperto, per sua natura, si presta molto allo studio e alla didattica. Quando parliamo di codice aperto infatti, parliamo di un software la cui “manifattura” è liberamente consultabile, modificabile, possibilmente migliorabile.
E’ quindi possibile “vedere” come è sviluppato il codice, capire “come sono fatte” certe cose, studiare “quello che c’è sotto”, e possibilmente svilupparlo per arrivare a qualcosa di ancora migliore, ma anche di diverso.
Non a caso, in molte facoltà (almeno di Informatica) anche in Italia, il software utilizzato a livello accademico è Linux.

Per carità, non che Linux sia esente da critiche, o voler pensare che non ci sia un business alle spalle, ma è pur vero che se parliamo di studio, sviluppo, libero accesso, gratuità, non possiamo non apprezzarne le qualità.

Ora non mi aspetto che anche in Italia, improvvisamente, si punti con forza sull’open source, sarebbe chiedere troppo e forse non ci sarebbe neanche la giusta “preparazione”.
Ma almeno cercare di “sdoganare” definitivamente il software libero, cercare di sensibilizzare un pò di più l’informazione, far presente che un computer non funziona solamente con Windows, beh, questo penso che si possa fare.

Anzi, sarebbe già ora di farlo.

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22 Settembre 2007

Questo si che è parlare (e informare, comunicare…)

Ho appena letto questo articolo di Sergio Maistrello su Apogeonline.

Cosa dire…  semplicemente da leggere, tutto.

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20 Settembre 2007

A proposito di musica, download, e fruibilità. Scaricare legalmente brani mp3.

mp3open.gifNell’universo del web, ogni giorno, nascono nuovi servizi legati in qualche modo alla musica, siano essi music store, social network, canali radio, piattaforme online di download.

In generale, quando si parla di musica + internet, il pensiero corre subito a grosse quantità di mp3, albums, video, scaricati tramite i più comuni network di file sharing.

In realtà però, in questo post, vorrei puntare l’attenzione sugli store online, e sui servizi legali che permettono il download di files musicali.
Quando si usa un portale web per il download di mp3, ci si trova difronte ad alcune scelte, che nel bene o nel male possono decretare il successo, o il fallimento, del servizio in questione.

La prima caratteristica che salta agli occhi è la possibilità di scaricare i files mp3 gratis.
Di solito, in questi casi, dovremo fare i conti con delle forme di pubblicità, che ad esempio potrà essere inserita in testa o in coda ai brani scaricati. E’ anche vero che, nella maggior parte dei casi, è proprio la presenza di questi spot pubblicitari a far sì che il download sia gratuito.
Altro aspetto importantissimo, e di cui tener conto, è la presenza nei files scaricati di “meccanismi” di restrizione, i cosiddetti DRM, che di fatto ne limitano l’uso e la fruibilità. Molto spesso infatti, i DRM fanno sì che poi una volta scaricato un brano musicale, non possiamo trasferirlo su un dispositivo mobile (ipod, mp3 player, pen drive) e ascoltarlo su un qualsiasi player mp3 portatile.

Altra “filosofia” è quella invece dei contenuti a pagamento. Alcuni tra i più famosi music store online infatti permettono il download legale di brani musicali, con licenza delle major, solo attraverso il pagamento di una cifra che di solito si aggira tra 0.99 cents e i 2 euro. Spesso, in questi casi, ci troviamo di fronte a files senza spot pubblicitari inseriti.
Tuttavia, anche per questa tipologia di music store, va considerato l’aspetto DRM e limitazioni d’uso.

Concludendo quindi, possiamo dire che prima di utilizzare uno tra i numerosi servizi online, è utile fare bene attenzione a tutte queste caratteristiche, soprattutto per evitare di acquistare qualcosa che magari poi non possiamo utilizzare come vorremmo, o peggio, come avevamo pensato che si potesse fare.

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13 Settembre 2007

Qual’è il motore di internet? Le news? Le e-mail? No, il porno!

Non credo molto a chi dice di no, che lui non le ha mai viste “quelle cose”… che lui internet lo usa “per lavoro”, per le “cose serie”…

Ad un tratto, nel filmato, il “personaggio femminile” dice: “Normal people don’t sit at home and look at porn on the internet!

Davvero? Sicuro sicuro?

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29 Giugno 2007

Ansa e blogger su NetTV

Non potevo perdermi la diretta di NetTV di oggi. Son riuscito a seguire l’incontro del direttore dell’Ansa con i blogger presenti, e devo dire che, tra normali distanze culturali e “tecnologiche”, si può trarre qualcosa di buono.
Durante la discussione sui modelli di informazione e sui criteri di scelta delle notizie, mi è venuto spontaneo intervenire in chat chiedendo se era possibile almeno accennare a strumenti come digg, e devo dire che quando poi Tommaso ne ha fatto cenno al direttore Ansa, beh, un pò di soddisfazione c’era.

Quando si dice l’interazione…

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27 Giugno 2007

Communication breakdown

Nella puntata di ieri di NetTV, del mitico Tommaso Tessarolo, si è parlato delle difficoltà di “interfacciamento” della massa di utenti “comuni” nei confronti del web. Nello specifico, tra i lettori “comuni” di blog e i blogger stessi, accusati a volte di usare un linguaggio troppo tecnico o gergale, e quindi difficilmente comprensibile ai più.

Le interviste fatte alle persone in strada, sono rappresentative di come viene percepito il web, internet, da chi non è “del mestiere”, dalle “persone comuni”, da coloro che neanche hanno un computer a casa.

Uno dei motivi della difficoltà di comunicazione, sarebbe dato dall’uso di termini tecnici, molto spesso in inglese, che effettivamente, senza un minimo di conoscenza personale di base, possono risultare ostici e poco “digeribili”.
Ed allora si diceva, ad esempio, che in Francia si tende a tradurre tutti i termini “esteri”, in nome di una difesa della propria lingua, e perchè così è tutto più chiaro. Ed allora ecco che la parola byte diventa octet. Il problema però non credo che sia questo.

Se prendo una qualunque persona a digiuno di conoscenze in materia web, di informatica, di internet, e gli dico octet (ottetto) invece che byte, credo che abbia difficoltà a capire anche cosa voglia dire octet, perchè tra le sue conoscenze non assocerà mai ottetto = gruppo di otto bit = byte. Semplicemente perchè non lo sa.
Poi pensate se anzichè dire mouse dicessimo topo, magari a qualcuno, sapere improvvisamente di avere un topo sulla scrivania, gli verrebbe un colpo.

Allora sono daccordo sul fatto di dover usare un linguaggio più semplice e “quotidiano” possibile… ma un byte è sempre un byte.

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