Libertè - Egalitè - Fraternitè

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Apprendo di questi “movimenti” in corso. Ora che è venuta fuori, sono curioso di vedere come si evolverà la questione.
<provocazione>
Mi equiparano il blog ad un prodotto editoriale? Allora datemi pure i finanziamenti destinati all’editoria.
</provocazione
Ora, può anche darsi che questa nube si dissolva, con un “rientro”, un “ravvedimento”, un “chiarimento”.
Certo è che bisogna stare sempre attenti, vigili, non ti puoi rilassare un attimo che…
Lettura consigliata: civile.it (con annesso video)
Petizioni online in corso: firmiamo - petitiononline
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E’ in corso al Senato un nuovo tentativo di svuotare la legge sulla protezione dei dati personali, a danno dei cittadini e dei lavoratori e a favore delle imprese. La Commissione Industria sta esaminando gli emendamenti alla cosiddetta “lenzuolata Bersani”. In seguito alle pressioni di forti organizzazioni imprenditoriali, alcuni parlamentari di entraambe gli schieramenti hanno proposto che tutte le imprese siano esonerate dal predisporre le misure minime di sicurezza a tutela dei dati personali.. . .
Ancora più grave è però che gli stessi emendamenti prevedono l’eliminazione delle tutele per le persone giuridiche, gli enti e le associazioni. Si dà il via libera alla schedatura delle associazioni con l’effetto di limitare grandemente il diritto alla libertà di associazione, critica e libera manifestazione del pensiero che sono il sale di ogni democrazia.
. . .
Per questo chiediamo al Parlamento di intervenire subito per impedire un attacco tanto micidiale alla libertà dei cittadini.
Da qui è possibile firmare l’appello online
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in restrizioni | 3 Commenti
Nell’universo del web, ogni giorno, nascono nuovi servizi legati in qualche modo alla musica, siano essi music store, social network, canali radio, piattaforme online di download.
In generale, quando si parla di musica + internet, il pensiero corre subito a grosse quantità di mp3, albums, video, scaricati tramite i più comuni network di file sharing.
In realtà però, in questo post, vorrei puntare l’attenzione sugli store online, e sui servizi legali che permettono il download di files musicali.
Quando si usa un portale web per il download di mp3, ci si trova difronte ad alcune scelte, che nel bene o nel male possono decretare il successo, o il fallimento, del servizio in questione.
La prima caratteristica che salta agli occhi è la possibilità di scaricare i files mp3 gratis.
Di solito, in questi casi, dovremo fare i conti con delle forme di pubblicità, che ad esempio potrà essere inserita in testa o in coda ai brani scaricati. E’ anche vero che, nella maggior parte dei casi, è proprio la presenza di questi spot pubblicitari a far sì che il download sia gratuito.
Altro aspetto importantissimo, e di cui tener conto, è la presenza nei files scaricati di “meccanismi” di restrizione, i cosiddetti DRM, che di fatto ne limitano l’uso e la fruibilità. Molto spesso infatti, i DRM fanno sì che poi una volta scaricato un brano musicale, non possiamo trasferirlo su un dispositivo mobile (ipod, mp3 player, pen drive) e ascoltarlo su un qualsiasi player mp3 portatile.
Altra “filosofia” è quella invece dei contenuti a pagamento. Alcuni tra i più famosi music store online infatti permettono il download legale di brani musicali, con licenza delle major, solo attraverso il pagamento di una cifra che di solito si aggira tra 0.99 cents e i 2 euro. Spesso, in questi casi, ci troviamo di fronte a files senza spot pubblicitari inseriti.
Tuttavia, anche per questa tipologia di music store, va considerato l’aspetto DRM e limitazioni d’uso.
Concludendo quindi, possiamo dire che prima di utilizzare uno tra i numerosi servizi online, è utile fare bene attenzione a tutte queste caratteristiche, soprattutto per evitare di acquistare qualcosa che magari poi non possiamo utilizzare come vorremmo, o peggio, come avevamo pensato che si potesse fare.
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in restrizioni, web life | 0 Commenti
L’idea, cioè, è di prendere esempio dalle licenze collettive nordeuropee e far sì che chi detiene il diritto d’autore sviluppi “una nuova generazione di modelli di licenze collettive destinati agli utenti online”. Il che si traduce nel promuovere accordi ad hoc tra SIAE e associazioni dei consumatori.Ne consegue, dunque, la nascita di licenze per il P2P, che consentirebbero la legalizzazione definitiva di un’attività senza scopo di lucro portata avanti quotidianamente da centinaia di migliaia se non milioni di utenti italiani.
[via P.I.]
In attesa di novità positive…
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in web news, restrizioni | 6 Commenti
Come molti sapranno, iTunes Plus permette di acquistare brani DRM-free. A quanto pare però, tali files conservano i dati di chi li ha acquistati, rendendo ben visibili nome, cognome, email.
Qualcuno, in questo sistema, ha visto una violazione della privacy. Ed ecco che a risolvere il problema ci pensa Privatunes.
Privatunes è un piccolo tool open source, senza fini commerciali, che di fatto permette la rimozione dei dati personali dai files acquistati da iTunes Plus. In pratica, Privatunes effettua una copia del file, che all’interno del processo di copia viene pulito dalle informazioni personali, restituendo un nuovo file anonimo.
Secondo i creatori di Privatunes, il principio di base è che ognuno, avendo acquistato (quindi pagato) per avere legalmente quel file, può farci quello che gli pare. Quindi anche renderlo anonimo, e salvarlo da eventuali “furti” o dalla possibilità che questo, per errore, vada a finire su qualche piattaforma di sharing, rendendo quindi visibile a tutti i propri dati personali.
Inevitabilmente, c’è già chi accusa, sostenendo che Privatunes voglia favorire la pirateria.
Ma qualcosa non torna, visto che questo tool è utile a chi un brano l’ha già acquistato, quindi, a rigor di logica, ed escluse finalità filantropiche, sarebbe anche un pò strano voler acquistare dei brani per poi renderli disponibili a tutti gratuitamente.
Per il momento, è possibile utilizzare Privatunes solo su Windows, ma a breve saranno rilasciate delle nuove versioni, più performanti, anche per Linux e Mac.
[news da P.I.]
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Nel corso degli anni, le varie tecnologie di riproduzione audio hanno sempre seguito un percorso che mirasse ad una maggiore diffusione della musica. Chiaramente lo scopo non era “di beneficenza”, bensì mirava ad introdurre sul mercato nuovi supporti di riproduzione audio e nuovi dispositivi in grado di “leggerli”.
Più compattezza, più leggerezza, migliore qualità del suono, portabilità, sono gli ideali inseguiti per anni, e che hanno generato, di volta in volta, dispositivi audio sempre migliori.
Dal grammofono al “mangiadischi“, dallo “stereo a cassette” agli Hi-Fi con CD, dal walkman agli MP3.
Il concetto di base sta proprio nel fatto che quanto più è semplice e rapido avere accesso alla fruizione di musica, tanto più rapida sarebbe stata la crescita (di mercato) dei dispositivi creati per la riproduzione. Tutto vero.
Oggi che fruire di musica è semplicissimo, e molto spesso gratis (grazie al filesharing e al p2p), bisognava trovare “qualcosa” che riportasse tutti a fare i conti con i dispositivi fisici, con quegli aggeggi che permettono di ascoltare migliaia di brani in soli 3 cm di “hardware”. Bene, quel “qualcosa” è il DRM.
Sarà il DRM a stabilire se l’mp3 che abbiamo scaricato potremo ascoltarlo sul nostro nuovo iPod, Zen, o qualsivoglia lettore mp3.
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Il 19 maggio scorso, nel corso del convegno e-privacy 2007, dedicato ai problemi della privacy nell’era digitale, sono stati assegnati i premi del Big Brother Award Italia 2007.
Questi premi sono chiaramente dei riconoscimenti negativi assegnati, ogni anno, a quelle realtà che si sono distinte per il loro impegno in termini di controllo sociale e digitale, a danno della privacy.
Le nuove tecnologie, sempre più invasive, permettono una tracciabilità di tutte le operazioni svolte dagli utenti e dai consumatori, che vedono così scavalcare ogni buona norma sulla privacy, in nome di una presunta “ricerca della sicurezza”.
Con questo premio si vuole appunto testimoniare e dare il giusto merito a quanti operano in prima linea contro la privacy, molto spesso abusando di posizioni privilegiate, e dello scarso controllo che viene attuato su tali “operazioni”.
Lo spirito con cui viene portata avanti l’organizzazione di questo premio è raccolto in questa definizione :
nella migliore tradizione della Rete, il BBA e’ una iniziativa molto seria ma realizzata anche con allegria; tutto il BBA e’ infatti permeato anche dalla voglia di divertirsi, non certo per sdrammatizzare la situazione, ma perche’ fare le cose con allegria aiuta a farle bene.
Ma andiamo a vedere nel dettaglio chi sono i vincitori:
Premio “Lamento del Popolo”: Telecom Italia (12/50)
Il vincitore ha totalizzato 12 nomination su 50, con grande distacco rispetto al secondo in graduatoria di “lamentazioni”.
Il caso Tavaroli & C e’ stato indubbiamente una eccezionale violazione della privacy degli italiani, ed il presunto coinvolgimento dei livelli dirigenziali e’ senz’altro meritorio del premio.
Le peripezie giudiziarie e le manovre finanziare hanno comunque “aggravato” la situazione di Telecom Italia ed agevolato la vittoria
Premio “Peggiore ente pubblico”: Comune di Milano (18/35) Leggi il resto »
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in web news, restrizioni | 2 Commenti
La tentazione è forte. Collegandovi a greatfirewallofchina.org scoprirete se il vostro sito o blog è visibile dalla Cina.

Accedendo all’area test vi verrà chiesto di inserire il vostro URL, attendere la “scansione” e… voilà!… Saprete se anche voi siete caduti sotto la scure della censura.
Nella pagina di test vengono mostrati tutta una serie di siti mondiali, da Google a MySpace, da WordPress a Youtube, da Wikipedia alla CNN…
Non preoccupatevi, sono stati tutti bloccati!
Ora mi chiedo: vista la compagnia, se il blog che inserisco non viene censurato, dovrei preoccuparmi?
In realtà, lo scopo degli autori del sito è quello di opporsi alla censura del governo cinese, promuovendo attraverso questo genere di servizio, un dissenso verso quella politica altamente restrittiva.
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in restrizioni | 4 Commenti
In questo filmato, David Berlind, Executive Editor di ZDNET, spiega con concetti piuttosto semplici la sua definizione di DRM, dando a questo sistema il nome di C.R.A.P.
CRAP sta per Content, Restriction, Annulment, and Protection.
In sostanza, dopo una definizione, a grandi linee, di cosa vuol dire DRM (CRAP in questo caso), si illustra senza tanti fronzoli come funzionano i dispositivi che ne fanno uso.
Attraverso dei semplici diagrammi si evidenziano i diversi tipi di blocchi installati dalle case produttrici, basti pensare all’iPod che consente ad esempio di caricare i files MP3 solo da iTunes, o alla famosa storia del rootkit SONY, un piccolo software nascosto che avrebbe dovuto impedire la copia e la diffusione “non protetta” di musica e contenuti digitali.
Nei dispositivi che fanno uso di DRM l’obiettivo è quello di non rendere fruibile, al di fuori del proprio “marchio”, i contenuti digitali, negando di fatto all’utente la cosiddetta interoperabilità, ossia la possibilità di utilizzare lo stesso contenuto digitale su qualunque dispositivo in grado di “leggerlo”.
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